Sfratti


Anche il 29 maggiooccupazioneSesto uno sfratto si stava per consumare al terzo piano di via Brindisi 7.

La storia è quella di Lucica e Petru, una coppia romena con tre figli di 16, 15 e 12 anni. Quattro anni fa Petru ha dovuto affrontare una dura operazione alla colonna vertebrale, che lo ha reso invalido al 67% e gli impedisce di svolgere qualsiasi tipo di lavoro fisico. L’unica fonte di reddito arriva quindi dall’impiego di Lucica, un ben magro reddito di poco più di 300 euro al mese: le spese da affrontare sono molte, dalle tasse scolastiche dei tre figli, di cui uno invalido, alle bollette e naturalmente i 516 euro dell’affitto.
Pagare è diventato insostenibile e non più prioritario per la famiglia. Dal 2009 hanno quindi fatto richiesta di assegnazione della casa popolare e dall’ estate 2011 hanno smesso di pagare l’affitto.

Dietro questa storia, che può essere simile a quella di tante altre famiglie che a Torino subiscono un’ingiunzione di sfratto, c’è una forte volontà di non perdere la dignità. Vivere in cinque persone, di cui due invalide, in un alloggio di meno di 30 mq e pagare 516 euro d’affitto è alla stregua di un furto non solo di denaro, ma anche di qualità della vita.
Chi si è macchiato di questo furto è l’ Immobiliare Autunno “a responsabilità limitata”di Renzo Maggiora, sita in via Valgioie 82, che si occupa di locazione immobiliare. Dal 2004 a oggi hanno aumentato l’affitto, non sono mai venuti incontro alle esigenze della famiglia, che più di una volta ha anche cercato di farsi sistemare le infiltrazioni di muffa che periodicamente macchiano la pareti delle due stanze in cui vivono.

Verso le 9.30, quindi, si sono presentate quattro persone: due delegati dell’agenzia immobiliare, l’ufficiale giudiziario e il fabbro. La prima intenzione era quella di eseguire lo sfratto forzando la porta. Dopo aver spiegato la situazione della famiglia all’ufficiale giudiziario e ai delegati dell’azienda si è ottenuto un rinvio, fino al 18 giugno, il fatidico terzo martedì del mese. Ma un’altra proposta è stata fatta alla famiglia: in attesa dell’assegnazione della casa popolare, gli abbasserebbero l’affitto a 250 euro e, per cancellare il debito di 5000 euro, hanno offerto a Lucica di pulire le scale del condominio, non retribuita, ma fino all’estinzione del debito.

Tutto questo lascia perplessi e anche disgustati. Per prime sono le scuse che i delegati hanno tirato fuori quando gli si sono palesati i fatti: è davvero possibile che non sapessero nulla dell’invalidità di Petru e di suo figlio? Possibile che un alloggio di 26 mq possa costare più di 500 euro al mese e che nel contratto d’affitto non siano scritte le misure dell’appartamento? In secondo luogo, possibile che alla soluzione di abbassare l’affitto non ci si potesse arrivare prima? E questa “offerta di lavoro” ha tutta l’idea di essere un ricatto.
Ancora più vergognosa è la totale, ma ormai scontata, assenza delle istituzioni locali, impassibili di fronte aduna situazione emergenziale come questa, che non solo coinvolge l’ambito economico.Ma quanto deve aspettare una famiglia per ottenere un alloggio popolare avendo un punteggio così elevato (18 punti) nelle graduatorie di emergenza abitativa? Possibile che, nonostante si siano interpellati anche gli assistenti sociali, il comune non si sia espresso in nessun modo in questa vicenda?

Di certo noi non crediamo alle parole mascherate di finto pietismo di un’agenzia che ha ammesso davanti a noi di aver compiuto negli anni passati (e a quanto possiamo vedere fa ancora oggi) speculazioni sulle sue proprietà. L’unica posizione che si può prendere verso un’azienda speculatrice che si arricchisce sulla miseria delle persone sue affittuarie, è di sparare a zero su ogni falso tentativo di “rimediare” ai suoi torti. Tanto meno accettiamo queste soluzioni a metà e il mutismo delle stituzioni, che invece di risolvere il problema lo arginano e minano ancora di più la dignità di Lucica e Petru.
Siamo quindi pronti a resistere al prossimo accesso, a cui invitiamo quante più persone possibili a partecipare, e a denunciare la speculazione su un diritto fondamentale come quello della casa.

Nessun passo indietro contro sfratti, sgomberi e speculazioni! La casa è un diritto! Riprendiamoci la dignità!

20130416_121137La resistenza allo sfratto di Angela che ieri ha conquistato il rinvio di un mese ha portato alla luce una serie di questioni assai fastidiose. Questioni che parlano di accordi di palazzinari con le amministrazioni comunali, di speculazione a affari d’oro per grandi proprietari di imm0obili a scapito delle molte famiglie che vengono sfrattate attraverso l’uso della forza dalla questura torinese ( in questo senso il comune di torino continua a ridurre il diritto all’abitare ad una mera questione di ordine pubblico) . Il palazzinaro in questione, impresario dell’immobiliare ‘Pianel’ e proprietario di una delle tre torri costruite in occasione delle olimpiade del 2006 poi rivendute, appunto , ad imprese immobiliari.

Nonstante fosse il terzo martedì del mese nella capitale degli sfratti post-olimpica, si è ottenuto  un rinvio ottenuto in via orvieto 8.

In un palazzo-torre di 22 piani abita dal 2006 Angela con i 2 figli, è in cassa integrazione dalla fabbrica per cui lavora e non è più riuscita a far fronte all’affitto anche per colpa del proprietario che tramite spese inventate di volta in volta raddoppia l’affitto e scarica sugli inquilini anche il costo dell’IMU.

In una città che continua a svendere per far cassa e coprire un enorme debito pubblico ancora non si vede soddisfatto un diritto fondamentale: quello di un tetto; infatti l’unico aiuto offerto dal comune è stata una casa-albego con però un affitto che assorbiva quasi tutto il suo stipendio mensile e visto anche il rifiuto di una casa popolare per via del suo pur misero reddtto Angela ha deciso di non disperarsi ma di alzare la testa e resistere allo sfratto.

Di buona mattina si mette lo striscione e si volantina mentre si aspetta l’ufficiale giudiziario

Alle 12:20 arriva l’ufficiale giudiziario accompagnato dalla digos che con il solito atteggiamento arrogante e presuntuoso e i consueti modi beceri ha tentato di dialogare con l’inquilina dell’appartamento sotto sfratto; atteggiamento sintomatico di chi vede nella resistenza sempre più ampia ai numerosi casi di sfratto un problema che incomincia a dare fastidio.

Grazie a chi fa resistenza e alla determinazione dell’inquilina si ottiene una proroga al 16 maggio, giorno in cui torneremo insieme a loro a resistere affinchè si raggiunga una soluzione abitativa.

13-03-2013-17

LA CASA E’ UN DIRITTO, RESISTIAMO AGLI SFRATTI!

Oggi 16 aprile, un ennesimo sfratto sta per colpire Torino: è il caso di Angela, dal 2006 residente al diciannovesimo piano di questa torre di 22 piani in via Orvieto 8.

 

Angela è in cassa integrazione dalla fabbrica per cui lavora, ha due figli e ad un certo punto non è più riuscita a pagare l’affitto, anche perché il suo era un affitto particolare: infatti dai 350 euro che pagava con il contratto con Locare è passata a pagarne più di 600 perché il proprietario di casa, impresario dell’immobiliare ‘Pianel’, si è via via inventato spese condominiali da far pesare sui condomini, gli stessi sui quali ha anche tentato di far ricadere l’Imu, come profeticamente aveva annunciato in un’intervista su “Repubblica” dell’anno scorso in cui aveva dichiarato che una parte dell’IMU poteva farla ricadere sugli inquilini! Presto fatto molti abitanti delle 3 torri, tra cui Angela, si sono visti addebitare costi non giustificati che probabilmente rientrano nel conteggio dell’IMU che l’arzillo palazzinaro ha cercato con furbizia di far pagare ai condomini!

 

Alla prima richiesta di sfratto Angela si è rivolta al comune,tentando anche di mettersi in contatto con vari assessori per denunciare le truffe del proprietario e cercando una soluzione alla propria situazione di emergenza; la risposta le è finalmente arrivata dopo essere stata rimpallata da un ente all’altro: precario ricovero in una struttura tipo casa-albergo per la quale avrebbe dovuto pagare una affitto di 400 euro al mese, su 500 suoi di stipendio mensile!

 

Ad un suo rifiuto e con la scusa di questo suo reddito minimo, ad Angela è stata anche negata la richiesta per la casa popolare, nonostante le migliaia di appartamenti vuoti, ed ora sta per essere messa in strada con i suoi figli nel disinteresse generale.

 

Presa tra i ciechi interessi privati di proprietari che speculano sulle disgrazie altrui e un’amministrazione comunale incapace di proporre alternative e garantire diritti e servizi ai cittadini, Angela ha deciso di non disperarsi ma di alzare la testa e resistere allo sfratto.

 

Quella di oggi é la sua quarta resistenza, tutte portate a termine con la determinazione di chi sa che togliendo la casa si toglie un diritto, e che la morosità non è reato, perché quei debiti non sono suoi, ma di chi l’ha messa in condizione di non poter vivere dignitosamente.


E allora che il suo caso sia d’esempio, alziamo la testa contro gli sfratti, teniamoci stretta la casa e la dignità!

E se non ce le date ce le riprenderemo!

imagesDa contropiano.org :
Il tribunale di giustizia dell’UE ha bocciato la legge spagnola sugli sfratti, ma il governo del Madrid non vuole saperne di cambiare la normativa. In tutto il paese continuano i suicidi, ma alle azioni di denuncia dei comitati Stop Desahucios l’esecutivo risponde accusando gli sfrattati di essere al servizio dell’ETA e di protestare in modo violento.

L’avevano promesso, i coordinamenti contro gli sfratti, che se la classe politica non avesse tramutato in legge in tempi rapidi una proposta di iniziativa popolare che ha raccolto in poco tempo più di un milione di firme, sarebbe scattato un massiccio e capillare programma di mobilitazioni nei confronti dei singoli deputati, senatori e rappresentanti politici inadempienti. Detto, fatto. Di fronte all’immobilismo del Partido Popular al governo, a inizio marzo in diverse città sono scattati i cosiddetti “escraches”. Un termine – che potremmo tradurre efficacemente con ‘sputtanamento’ – nato in America Latina e che si è cominciato ad utilizzare in Argentina quando i componenti delle associazioni che rivendicavano verità e giustizia per i desaparecidos e per i bambini rapiti dal regime a famiglie antifasciste cominciarono a dirigere la propria protesta contro rappresentanti politici istituzionali, organizzando presìdi davanti alle loro abitazioni o addirittura rumorose irruzioni nei ristoranti o nei bar che frequentavano.

Lo scorso 14 marzo il Tribunale di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza secondo la quale la legislazione spagnola in merito agli sfratti viola le direttive comunitarie in quanto non garantisce la protezione dei cittadini di fronte alle clausole abusive che le banche inseriscono nei contratti di concessione dei mutui. Soprattutto perché la legge spagnola non permette ai giudici di bloccare gli sfratti in caso di contestazione da parte degli sfrattati dei contratti con le banche, che a volte vengono quindi sanzionati ma ormai a sfratto avvenuto. Una bocciatura senza appello di una legge antica mai corretta, che concede potere assoluto alle banche, che mette a loro disposizione la forza pubblica senza nessuna possibilità di mediazione e che finora ha causato decine di suicidi tra coloro che erano stati buttati fuori dalle loro case o stavano per esserlo. Dall’inizio della crisi sono stati ben 500 mila gli ordini di sfratto emessi dai tribunali, mentre solo in 570 casi i coordinamenti popolari spontanei sono riusciti ad evitarli e bloccarli.

In seguito al pronunciamento del Tribunale del Lussemburgo, la Commissione Europea ha chiesto a Madrid di modificare la propria legislazione in merito, ma la risposta da parte di Rajoy e del Partito Popolare è stata arrogante, ed ha preso le forme di una crescente mobilitazione nei confronti dei coordinamenti dei cittadini colpiti dai mutui e dagli sfratti – las Plataformas de los Afectados por las Hipotecas – che nel frattempo erano di nuovo passati alla mobilitazione, impegnandosi in una serie di azioni di denuncia – gli escrache, appunto – nei confronti di una decina di deputati contrari all’approvazione della Leggi di Iniziativa Popolare presentata dai movimenti sociali. La campagna, dopo le manifestazioni massicce dei mesi scorsi, è partita con un vero e proprio bombardamento di lettere e mail ai membri del Congresso dei Deputati in cui si avvertivano i politici inadempienti che se non si fossero attivati immediatamente per l’approvazione della riforma della legge sugli sfratti “porteremo la realtà degli sfrattati nel loro ambiente”. Mentre i tribunali di tutta la Spagna vengono sommersi di ricorsi degli sfrattati che chiedono di bloccare gli sgomberi sulla base della sentenza del Tribunale del Lussemburgo, gli escraches hanno preso di mira alcuni illustri esponenti della destra. A Madrid, Oviedo, Valencia, Barcellona e Bilbao i deputati e i dirigenti del PP sono stati sanzionati nei loro domicili, all’interno di hotel e stazioni, durante convegni o mentre passeggiavano da decine, a volte da centinaia di rumorosi e arrabbiati attivisti dei coordinamenti contro gli sfratti.

La reazione del governo e del Partito Popolare è stata rabbiosa e violenta. I portavoce del Partito di Rajoy – in particolare Esteban Gonzalez Pons e Cristina Cifuentes – hanno occupato per giorni i media con dichiarazioni al vetriolo che comparavano la campagna delle PAH alla ‘kale borroka’, cioè alla guerriglia urbana realizzata per anni dai movimenti giovanili baschi. E non sono mancate neanche le accuse, nei confronti dei movimenti degli sfrattati, di essere manovrati dall’ETA (!) o comunque di utilizzare forme terroristiche contro i rappresentanti politici. Una campagna di criminalizzazione alla quale i movimenti sociali e i gruppi di sinistra hanno risposto per le rime. Ma che ora il governo vuole trasformare in una vera e propria caccia agli attivisti delle PAH. Il ministro degli interni di Madrid ha infatti dettato precise istruzioni ai servizi di sicurezza affinché impediscano gli ‘escraches’ nei confronti dei rappresentanti politici, assicurino la loro protezione e perseguano coloro che ne “mettono a rischio la sicurezza”. C’è quindi da aspettarsi una nuova ondata di denunce e arresti nei confronti di quegli attivisti che partecipino ai presidi, ai sit in e alle azioni di sanzionamento nei confronti dei rappresentanti di una classe politica ormai spudoratamente al servizio di banche e capitale finanziario.

stop_sfrattiTorino_Hesham e famiglia, composta da genitori e quattro figli tutti minorenni di cui una bambina molto malata, vittima prima di un padrone di casa che riceveva i soldi dell’affitto ma non pagava il suo mutuo, e dopo di una banca preoccupata più a vendere subito l’alloggio che ad interessarsi dei residenti dell’alloggio, dopo aver resistito e ottenuto da soli due rinvii in precedenza, questa volta hanno deciso di collaborare assieme al neonato Sportello Casa San Salvario che, fin dalle prime ore del mattino, ha presidiato il portone con un nutrito numero di solidali.

Molto importante la risposta del quartiere con tante persone che si sono avvicinate al presidio per mostrare la loro solidarietà, ma anche famiglie nella stessa situazione di Hesham che ci hanno chiesto una collaborazione in futuro a testimonianza del fatto che a San Salvario esiste un forte problema riguardo la casa.

La mattinata si è svolta in maniera molto tranquilla, sempre sotto l’occhio vigile di digos e polizia, culminata con il rinvio da parte dell’ufficiale giudiziario al 21 Maggio.

Per concludere è partito un corteo spontaneo che ha attraversato il mercato di Piazza Madama.

La neve e il freddo non ci hanno fermato: la lotta paga.

basta sfratti, la casa è un diritto

SPORTELLO CASA SAN SALVARIO

13-03-2013-17Come già avevamo annunciato oggi 13 marzo, in via Orvieto 8, è avvenuto il terzo accesso dello sfratto di Angela.

Dopo aver montato un presidio, siamo venuti a conoscenza che un’altra madre, all’interno dello stesso palazzo, avrebbe avuto l’accesso: Liliana. Le storie di queste due donne si assomigliano: anche Liliana, dopo aver perso il lavoro, si è vista negare l’emergenza abitativa e proporre come soluzione quella dell’ housing sociale a pagamento. Ovviamente lei, preferendo pensare al sostentamento dei figli, ha cominciato a non pagare più l’affitto e a rifiutare l’”offerta”.

Nell’arco della mattinata, altre tre persone dello stesso stabile si sono rivolte a noi per problemi analoghi, condividendo la stessa rabbia e sdegno che accomunano Angela e Liliana e confermando tutte le situazioni poco chiare inerenti ad un affitto che dal 2006 è inspiegabilmente aumentato di quasi 300 euro. La situazione del palazzo di via Orvieto 8, appare chiaro, è la dimostrazione di come palazzinari ultra arricchiti riescano a fare i loro comodi sulle spalle degli inquilini non incorrendo ad alcuna conseguenza.

Prima ancora che arrivasse l’ufficiale giudiziario, sono giunti al presidio tre agenti della digos, giustificando la loro intromissione causa della nostra presenza lì, che implicava il bisogno di un intervento di ordine pubblico. Gli agenti, minacciando di andare a prendere di persona l’ufficiale giudiziario, sono stati allontanati dai compagni e le compagne presenti, mentre alcuni si sono chiusi in casa con le sfrattate.

Verso mezzogiorno la digos e l’ufficiale giudiziario sono tornati. Mentre erano in corso le trattative per la proroga dello sfratto tra compagni/e e digos ci sono stati spintoni per impedire agli agenti di entrare nel condominio e anche gli inquilini del palazzo hanno reagito con forza, non riconoscendo il lavoro della polizia come servizio per i cittadini, ma piuttosto come l’ennesima difesa degli interessi del loro strozzino.

Gli sfratti sono stati prorogati di un mese (16 aprile) per Angela e tre mesi (16 giugno) per Liliana. Ma quel che è ancora più positivo è che gli inquilini dello stabile ci hanno manifestato la necessità di organizzarsi tra di loro per far fronte ad una situazione ingestibile di invivibilità nel condominio. Hanno assunto la consapevolezza che da soli non riusciranno mai a risolvere questa situazione, ma organizzandosi, agendo insieme, la possibilità c’è.

Come collettivo Prendocasa noi saremo pronti ad aiutarli e a resistere ancora una volta ai futuri accessi di Angela e Liliana e di chiunque sia convinto che la casa è un diritto su cui non si specula e per cui vale la pena resistere con le unghie e con i denti.

 

Ma se ce la togliete ce la riprenderemo!

Torino_Preoccupati per le numerose resistenze contro gli sfratti, la questura e ufficiali giudiziari giocano d’anticipo…

stop_sfrattiIn Borgo San Paolo una famiglia resiste allo sfratto da qualche mese. Grazie ai vari rinvii, ottenuti tramite le resistenze della famiglia insieme allo sportello casa di zona san paolo, l’esecuzione dello sfratto doveva avvenire il 19 marzo ma l’ufficiale giudiziario e la questura torinese giocano d’anticipo per evitare di trovarsi di fronte all’ennesima resistenza che avrebbe creato dei problemi ad eseguire lo sfratto. Il tutto avviene sotto silenzio, grazie ad una ordinanza del Tribunale che da il via libera all’esecuzione immediata avvenuta il 7 marzo.

In Borgo Vittoria situazione analoga ieri mattina 11 marzo: picchetto antisfratto sotto l’abitazione della famiglia che attende l’ufficiale giudiziario il quale non si presenta ma comunica per telefono alla famiglia che lo sfratto non verrà eseguito e che sarà il giudice a decidere quando il nuovo accesso ma senza nessun preavviso. La minaccia di usare la strategia dello sfratto a sorpresa porta il picchetto antisfratto ad occupare l’ufficio notifiche esecuzioni, base degli ufficiali giudiziari.

L’arrivo di volanti e agenti in borghese costringe gli occupanti a radunarsi nel cortile per essere identificati. Intanto una parte del presidio fuori dagli uffici viene caricato. A fine giornata si conteranno dieci fermi dei quali sette rilasciati e tre trattenuti in questura fino a questa mattina.

Notizia di questa mattina è che la detenzione in questura si è tramutata in arresti. Le tre compagne arrestate sono state portate al carcere delle Vallette in attesa della conferma o meno della convalida di arresto.

Intanto questa mattina un altro sfratto è stato rinviato in via Lombroso, grazie al picchetto resistente costituito dalla famiglia sotto sfratto insieme allo sportello casa di San Salvario.

da infoaut

sfratti Il caso di Angela, davanti al quale ci troviamo di fronte, è l’ennesimo esempio della situazione che un numero sempre maggiore di uomini e donne si trova a fronteggiare.

Quello di Via Orvieto 8 è un palazzone di 22 piani interamente di proprietà di un dirigente d’impresa, un vero e proprio strozzino che noncurante del peso della crisi che le persone sono quotidianamente costrette a pagare pensa bene di approfittare ancora aumentando negli anni gli affitti ed esigendo spese condominiali esorbitanti per servizi di cui i condomini non vedono nemmeno l’ombra; un palazzinaro già denunciato poiché cercò di far pagare l’IMU agli inquilini del palazzo, dove già sono avvenuti altri sfratti per morosità.
E’ in questo scenario che si connota il caso di Angela, operaia cassaintegrata con gravi problemi di salute e due figli a carico, che si è trovata impossibilitata nel pagare ancora un affitto troppo alto. Successivamente alla sua ingiunzione di sfratto nel Novembre 2011 nonostante il suo reddito minimo le è stata negata l’emergenza abitativa a causa delle norme fissate che impongono un calo del reddito certificato pari o inferiore al 50% del reddito precedente, condizione che difficilmente si viene a verificare, lasciandola nella condizione di cercare di andare incontro al proprietario del palazzo continuando a versare fino a Maggio con sacrificio quello che le era possibile, senza ovviamente ottenere risultato.

Il 27 Febbraio Angela ha subito il secondo accesso da parte dell’ufficiale giudiziario; dopo la vigliaccheria di chi guadagna sulle spalle delle persone speculando sulla casa, seguono le bugie delle istituzioni, che in quella giornata ha rinviato lo sfratto di soli 15 giorni, al 13 Marzo, col contentino di un “progetto” pensato per lei da parte del comune, che altro non è che la sistemazione in una casa-albergo che Angela dovrà comunque pagare.

Noi non accettiamo lo strozzinaggio di figuri interessati più all’ opulenza delle proprie tasche che alla dignità della persona, noi non ci stiamo ai ricatti di un’amministrazione comunale troppo occupata nella costruzione di opere fatiscenti e inutili che non al far sì che la città sia a misura dei bisogni di chi la città la vive.
Per questo invitiamo tutti e tutte assieme a noi Mercoledì in Via Orvieto 8, al fianco di Angela, a resistere!

La casa è un diritto, e se non ce la daranno, ce la prenderemo!

Collettivo Prendocasa Torino

via_poliziaTorino_Ieri, 29 gennaio 2013, un’altra famiglia di PROLETARI ha rischiato di essere sfrattata dall’ appartamento in cui vive.
Un appartamento in PESSIME CONDIZIONI, (dove l’impianto elettrico non è a norma di legge e le infiltrazioni di umidità in tutte le stanze stanno consumando a poco a poco tutti i muri) affittato ad altissimo canone di locazione, da un PADRONE DI CASA, che ha come unico e solo scopo: SPECULARE sull’emergenza ABITATIVA delle persone più deboli e quindi più RICATTABILI.

Noi di RISCOSSA PROLETARIA, come Sportello ANTISFRATTO di BORGO VITTORIA, ALLE ORE 6.30 di questa mattina, ci siamo recati presso l’abitazione di Sadraoui, dove abbiamo resistito con la sua famiglia allo sfratto, riuscendo a far avere un rinvio di 2 mesi e mezzo.

La pratica della RESISTENZA POPOLARE CONTRO GLI SFRATTI funziona, INFATTI ALCUNI passanti SOLIDALI si sono uniti al picchetto, gente comune, che oggi sta riscoprendo un valore importante LA SOLIDARIETA’ DI CLASSE!!!

L’appello che lanciamo è di UNIRCI, PER RESISTERE AGLI ATTACCHI DELLA BORGHESIA E DEI PADRONI, CHE HANNO COME SCOPO IL DIVIDERE I PROLETARI…
COSTRUIAMO INSIEME UN PERCORSO DI LOTTA DI CLASSE!!!

CONTRO GLI SFRATTI…. RESISTENZA POPOLARE!

20130227_115637Un ennesimo caso di sfratto per morosità si è consumato il 27 febbraio in via Orvieto 8. Angela è una mamma sola, con due figli minorenni a carico, operaia in cassaintegrazione, con gravi problemi di salute e con solo 500 euro di reddito. Con questo scenario alle spalle è semplice comprendere perché le sia diventato impossibile pagare l’affitto. Dopo essersi vista negare l’emergenza abitativa ed essendo ancora in lista per le case popolari, nel novembre 2011, pochi giorni dopo un’ operazione chirurgica, le è arrivata l’intimazione di sfratto. Angela ha cercato di andare incontro al proprietario dell’alloggio, dirigente dell’ Immobiliare Pianel spa, versandogli quel che poteva fino al maggio 2012, ma i precedenti del suo strozzino avrebbero dovuto farla desistere: il palazzinaro, che possiede tutto il palazzo di 22 piani in via Orvieto 8, era già stato denunciato per aver cercato di far ricadere l’IMU sull’affitto degli abitanti del palazzo.
Con la scusa che il Comune avesse un “progetto” per lei, l’ufficiale giudiziario le ha posticipato lo sfratto di soli quindici giorni, il 13 marzo 2013. Contattati l’assessore Elide Tisi, indicataci dal geometra e l’ufficiale giudiziario come autrice del “progetto”, e gli assistenti sociali, che pare siano stati loro i promotori di questo, veniamo a scoprire che la soluzione pensata per Angela e i suoi figli sia quella di trasferirli in una casa-albergo. Angela dovrà però pagare per stare lì, perchè il suo reddito non è abbastanza basso. Questa è la conferma, ormai assunta, di quanto le politiche per la casa non siano in grado di assumersi la responsabilità di un’emergenza abitativa diffusa, trovando soluzioni “a metà” da affibiare a chi vede togliersi un diritto fondamentale quale il diritto all’avere un tetto sopra la testa.

Forti della solidarietà di amici e parenti di Angela, della morosità diffusa in tutto lo stabile e la presenza di un altro sfratto nel palazzo, il collettivo Prendocasa quindi rilancia la resistenza allo sfratto di Angela in data 13 marzo, via Orvieto 8.
Difendiamo insieme il diritto alla casa e a una vita dignitosa, blocchiamo gli sfratti!!

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