Ecco cosa fanno quando sgomberano un luogo occupato dalle famiglie

Questo è lo spettacolo indegno, e che vi invitiamo a far girare, che si sono lasciati dietro gli “eroici” tutori dell’ordine intervenuti questa mattina all’alba per sgomberare lo Spazio Popolare Neruda.
Il progetto che era stato avviato in queste settimane in via Bardonecchia, quello di costruire assieme uno spazio comune, aperto a tutti, un luogo di incontro e socialità per il quartiere e non solo una casa per famiglie in difficoltà, è stato brutalmente calpestato da anfibi, caschi e manganelli, dalla violenza arrogante di chi ha a cuore solo il perseguimento dei propri interessi, ad ogni costo.
Viviamo in una città in cui da anni l’amministrazione preferisce mandare avanti la forza pubblica piuttosto che cercare soluzioni degne di fronte a un’emergenza abitativa dai numeri impressionanti. Una città in cui, piuttosto che aprire le porte dei tantissimi spazi abbandonati che ci sono, si preferisce far sfasciare e demolire sanitari praticamente nuovi, in perfetto stato, per evitare nuove occupazioni e restituire un luogo all’abbandono per chissà quanto tempo, fino a quando qualcuno non ci metterà sopra le mani per l’ennesima speculazione.
Oggi ci hanno buttato fuori con la forza dal Neruda, ma presto o tardi una nuova occupazione tornerà ad opporsi a questa gestione vergognosa dell’emergenza abitativa. Gli sgomberi non ci fermano: CASA PER TUTTI/E, SFRATTI PER NESSUNO!

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Torino: Sgomberato lo Spazio Popolare Neruda

neruda_nerudaOre 15,30: le quattro compagne sono scese dal tetto alla fine delle “trattative” accompagnate dalle famiglie sgomberate tra gli applausi dei solidali accorsi sul posto. Il virgolettato è d’obbligo perché anche oggi, durante i colloqui con gli assistenti sociali convocati in fretta e furia, si sono sprecati i ricattini per accettare pseudo-soluzioni provvisorie (mamme e bambini mandati via con una pacca sulla spalla e l’indirizzo di qualche istituto caritativo…). Pochi sono in realtà i nuclei familiari che hanno accettato le offerte del comune capendo bene dove va a parare chi è più interessato a nascondere la polvere sotto il tappeto che a trovare soluzioni dignitose e stabili. Le famiglie restanti saranno invece accolte in altre occupazioni torinesi, perché la lotta non lascia nessuno indietro. Casa per tutti, sfratti per nessuno! Alla prossima!

Ore 13,20: Continua la resistenza sul tetto dello stabile, nonostante la continua pressione delle forze dell’ordine che poco fa hanno impedito ai solidali in presidio di fare arrivare l’acqua ai compagni. Proseguono anche le trattative per trovare una soluzione abitativa immediata agli occupanti, ma a quanto sembra il Comune sembra pronto a rinviare la decisione ad un incontro con l’assessore alle politiche sociali, comunque non prima di giovedì. L’eventuale soluzione riguarderebbe, inoltre, i soli nuclei famigliari lasciando senza un tetto i singoli che avevano trovato casa nello Spazio Popolare Neruda. Ancora tante le persone accorse al presidio sotto l’occupazione abitativa che rinnovano l’invito a recarsi all’incrocio tra via Marsigli e corso Peschiera.

***

Alle prime ore del giorno la polizia ha circondato lo spazio popolare Neruda, la palazzina occupata un paio di settimane fa da una trentina di famiglie sotto sfratto, per procedere allo sgombero.

All’interno dell’edificio, un’ex scuola che il Comune nel 2013 ha ceduto alla Cassa Deposito e Prestiti, una trentina di persone, tra cui una decina di bambini piccoli. Alcuni compagn* stanno resistendo sul tetto sventolando la bandiera Stop Sfratti, ostacolando l’operazione e chiedendo la garanzia che tutte le famiglie sotto sgombero ottengano una soluzione reale e dignitosa.

All’esterno del Neruda un gruppo di compagni e solidali sta sostenendo gli occupanti e bloccando la strada per impedire l’arrivo dei pompieri con l’autoscala.

La minaccia di uno sgombero era già stata paventata nei giorni scorsi da Questura e Prefettura, mandate ancora una volta avanti da un’amministrazione incapace di far fronte a un’emergenza abitativa dilagante.

Solo tre giorni fa le famiglie occupanti avevano percorso in corteo le strade del quartiere Pozzo Strada, per opporsi all’eventualita’ dello sgombero e dichiarandosi pronte a resistere.

Un’occupante si è sentita male durante lo sgombero ed è stato necessario l’intervento di un’ambulanza.

Torino: 200 in corteo per sostenere il Neruda contro le minacce di sgombero

neruda_corteo A circa due settimane dall’occupazione, quest’oggi le famiglie dello Spazio Popolare Neruda si sono mosse in corteo per le vie del quartiere Pozzo Strada.

Un corteo nato dalla volontà di presentarsi al quartiere, che in questi giorni di occupazione si è dimostrato solidale e interessato alla nascita di questa nuova esperienza, ma anche per respingere con determinazione le minacce di sgombero che Questura e Prefettura hanno avanzato negli ultimi giorni, proponendosi così di affrontare ancora una volta l’emergenza abitativa nei termini di un problema di ordine pubblico, strada, questa, privilegiata dall’amministrazione comunale in questi anni di crisi.

Nei giorni scorsi la minaccia di rimettere per strada decine di famiglie, molte delle quali con bambini piccoli, aveva fatto nascere da parte degli occupanti e dei compagni dello Sportello Prendocasa un appello alla solidarietà e alla mobilitazione, che è culminato nel corteo di oggi dopo tre giorni di attività e momenti di socialità. Un corteo festoso e determinato, aperto dai bimbi dell’occupazione e composto da circa 200 persone tra occupanti e solidali, che intorno alle 17 è partito dal Neruda per snodarsi per le vie del quartiere. La manifestazione si è più volte fermata lungo il percorso per spiegare le ragioni dell’occupazione, presentandosi agli abitanti e invitandoli a sostenere e attraversare il nuovo spazio per costruirlo assieme e farne non solo una casa per decine di famiglie ma anche un luogo di incontro e socialità, in uno dei tanti quartieri torinesi che da questo punto di vista soffrono la mancanza di spazi adibiti a questo scopo.

Un corteo che ha chiarito l’intenzione di non fare nessun passo indietro rispetto all’occupazione, rivendicando una casa per tutti e tutte e pretendendo soprattutto l’immediato riallaccio dell’acqua corrente nella palazzina da parte dell’amministrazione comunale, che finora ha invece sfruttato la mancanza di acqua come pretesto per richiedere lo sgombero. La manifestazione è stata anche l’occasione per sottolineare l’importanza di esperienze di occupazione e rioccupazione come strumento per riprendersi diritti e dignità quotidianamente negati, respingendo al tempo stesso le retoriche razziste della guerra tra poveri.

Il corteo si è concluso ritornando al Neruda e rilanciando l’invito a sostenere lo spazio nei prossimi giorni.

da infoaut

Benvenuti allo Spazio Popolare Neruda – Pozzo Strada

festa_spazio_neruda01Sabato 27 giugno all’interno dello stabile occupato “Spazio Popolare Neruda – Pozzo Strada” in via Bardonecchia 151, si è tenuta la festa di quartiere. Una giornata di socialità e giochi per i più piccoli, un momento nato dalla volontà di presentarci agli abitanti del quartiere con i quali abbiamo intenzione di costruire un percorso condiviso sulla possibilità di apertura degli spazi pubblici dello stabile occupato. Infatti alle 18 è iniziata l’assemblea popolare di quartiere per cercare di capire insieme in che modo poter sfruttare al meglio gli spazi che verranno adibiti ad uso pubblico per la gente di Pozzo Strada. Le proposte fatte nell’assemblea sono state diverse: ludoteca, biblioteca, aule studio e postazioni internet. Insieme, famiglie e abitanti, possiamo realizzare alcune attività che oggi sono assenti o insufficienti nel quartiere, facendo rinascere l’ex Mario Enrico.

 

 

festa_spazio_neruda00All’interno della giornata di festa, fra merende, spettacoli di magia per bambini e partite di calcetto, si è presentato il consigliere di circoscrizione Stefano Bolognesi di Forza Italia, il quale aveva richiesto lo sgombero dello stabile alcuni giorni prima. Dopo questa sua dichiarazione, dicevamo, si è presentato con la sua faccia di tolla per visionare lo stabile a titolo di semplice cittadino, accompagnato da due loschi individui del movimento tricolore, gruppuscolo di destra xenofobo e razzista, nostalgici fascisti la cui figura di riferimento è il defunto Giorgio Almirante, fondatore dell’ex MSI (Ovviamente i tre personaggi, Bolognesi e i due del movimento tricolore, non vanno in giro insieme per caso: basta andare a vedere la pagina Facebook di Stefano Bolognesi che fra le sue foto non poteva mancare il loro idolo, Almirante)

Bloccati i due fascisti sull’uscio del portone, al consigliere di circoscrizione veniva invece concessa una veloce visita all’interno dello stabile. L’accoglienza da parte delle famiglie, insieme al collettivo Prendocasa e alle persone presenti in quel momento, non è stata, giustamente, delle migliori: gli abbiamo sbattuto in faccia le sue dichiarazioni sullo sgombero fatta nei giorni precedenti e l’uso strumentale del disagio abitativo delle famiglie occupanti per scopi elettorali.

Veloce e indolore il giro turistico del consigliere di Forza Italia, il quale sosteneva di portare solidarietà alle famiglie, condannando però la riappropriazione. Con questa contraddizione, tipica del mero politicante attaccato alla poltrona e ai suoi privilegi, incapace di portare soluzioni reali alle migliaia di famiglie in emergenza abitativa, veniva accompagnato all’uscita dell’occupazione.

festa_spazio_neruda02Dopo questa piccola parentesi, la giornata è continuata all’insegna della festa e del divertimento, incontrando la gente di quartiere arrivata per curiosità – quella sana curiosità della gente comune non quella strumentale e provocatoria del consigliere di circoscrizione – o perché già passata nei giorni precedenti portando solidarietà alle famiglie occupanti.

Per questo ci teniamo a ringraziare quanti sono passati sabato 27 portando la solidarietà alle famiglie e contribuendo alla riuscita della giornata.

Occupare uno stabile per un bisogno abitativo urgente, diventa una necessità quando le istituzioni locali non sono in grado di garantire il diritto all’abitare e al contempo restituisce alla collettività un bene pubblico lasciato all’incuria e alla speculazione.

Sicuramente ci saranno altre assemblee con il quartiere per definire l’utilizzo degli spazi comuni. Seguiteci sulla nostra pagina Facebook: Spazio Popolare Neruda – Pozzo Strada

Torino, nuova occupazione. Decine di famiglie prendono casa in via Bardonecchia

torino_occupazioneNuova occupazione a scopo abitativo a Torino. Decine di famiglie con bambini hanno trovato casa in un’edificio (ex scuola) in via Bardonecchia 151, di proprietà comunale fino al 2013, quando il comune ha deciso di venderlo alla Cassa Depositi e Prestiti, società per azioni finanziaria partecipata dallo Stato all’80%, che a sua volta ha intenzione di venderlo all’ennesimo palazzinaro e speculatore immobiliare per costruire case che con molta probabilità rimarranno vuote. Così questa mattina, famiglie e solidali hanno aperto le porte dell’edificio e sono entrati, rilevando lo stato di abbandono a cui era ormai sottoposto e con l’intenzione ora di fare un senso all’ennesimo edificio lasciato vuoto. Con le famiglie anche numerosi solidali che insieme a loro hanno deciso non solo di riappropriarsi del bisogni e della dignità, ma di dare vita a questo spazio anche con attività utili al quartiere in cui è situato.

In una Torino in cui solo nel 2014 sono state sfrattate oltre 4500 famiglie senza alcun intervento da parte delle istituzioni alle quali ormai rimane il triste primato di aver creato una situazione sociale disastrata, questa nuova occupazione riesce a dare respiro e una dignità a decine e decine di famiglie.

Intanto gli occupanti rilanciano già per sabato 27 giugno con un’iniziativa nella nuova occupazione di via Bardonecchia, per un pomeriggio di giochi e merenda per i più piccoli, un aperitivo e un’assemblea aperta a tutti e tutte per approcciarsi al quartiere e farsi conoscere.

Leggi il comunicato del collettivo Prendocasa – Torino:

Nella mattinata di domenica 21giugno, 30 famiglie hanno occupato lo stabile di via Bardonecchia 151, uno degli innumerevoli edifici pubblici da anni abbandonato dall’amministrazione comunale torinese. La riappropriazione dello stabile si inserisce in quel percorso di azione diretta che molte famiglie stanno attuando in città: di fronte all’immobilismo delle istituzioni locali incapaci di dare soluzioni reali agli innumerevoli sfratti, le famiglie si organizzano e occupano, trovando una soluzione immediatamente praticabile allontanando la paura di subire uno sfratto coatto attraverso l’uso della forza pubblica.

La storia dello stabile occupato è simile a quella di altri immobili di proprietà comunale: acquisito nel 1958, il comune nel 1997 affida l’immobile al Consorzio per lo Sviluppo dell’Elettronica e dell’Automazione (CSE), una delle tante “municipalizzate” svendute ai privati. Fallito il consorzio nel 2012, il Comune lo vende all’attuale proprietà, la Cassa Depositi e Prestiti, società finanziaria partecipata dallo Stato all’80% . L’immobile viene messo all’asta ma non trova, per ben tre volte, nessun acquirente. Attualmente l’edificio risulta ancora di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti ma sembra che sia stato adocchiato da uno dei tanti marchi della grande distribuzione che per adesso non ha avanzato nessuna offerta.

Come dicevamo una storia che si ripete per quegli edifici pubblici che diventano occasione di speculazione e profitto per l’interesse privato. Il solito esempio di soldi e risorse pubbliche mal gestite dalle istituzioni.

Con l’occupazione a scopo abitativo dello stabile di via Bardonecchia si vogliono denunciare non solo gli affari speculativi dei privati con la complicità delle amministrazioni pubbliche, ma anche i continui fallimenti delle politiche socio-abitative del Comune che svende patrimonio pubblico ai privati per fare cassa senza redistribuire sul territorio la ricchezza acquisita dalla vendita degli immobili.

Oggi le 30 famiglie che si sono riappropriate dello stabile, riconquistano quella dignità che meritano e si riprendono un bene pubblico che, nell’interesse della collettività, viene sottratto alla rendita privata. Le famiglie occupanti, inoltre, a breve si confronteranno con gli abitanti del quartiere di Pozzo Strada e San Paolo per capire quali attività potranno essere svolte negli spazi che non verranno adibiti ad uso abitativo.

Torino, famiglia sfrattata con la forza pubblica

stopsfrattisgombpignTorino: questa mattina la polizia è intervenuta per eseguire uno sfratto ai danni di una famiglia che viveva in un alloggio di corso Taranto, vicino a piazza Sofia.

Nonostante si trattasse solo di un secondo accesso, i proprietari hanno preteso l’intervento della forza pubblica senza ulteriori dilazioni temporali che permettessero alla famiglia di trovare una sistemazione alternativa e dignitosa senza ritrovarsi da un giorno all’altro in mezzo alla strada. Così, la polizia è intervenuta allontanando a spinta i solidali che da questa mattina erano presenti sotto l’abitazione, eseguendo lo sfratto ingiunto.

Il proprietario della palazzina, in cui si scoprono essere tanti gli affittuari ad aver ricevuto un’ingiunzione di sfratto, è Molino, volto noto dell’immobiliarismo torinese, acquirente di intere palazzine spesso in modeste condizioni, che preferibilmente affitta ad immigrati a prezzi esorbitanti, approfittando della condizione di oggettiva debolezza.

Domani, sempre a Torino, è previsto un altro appuntamento di resistenza a uno sfratto: il ritrovo è per giovedì 28 Maggio in via Aosta 23 dalle prime ore del mattino in poi.

 

Il comunicato di Prendocasa Torino sulla mattinata di oggi:

ESEGUITO UNO SFRATTO A TORINO…LA COLPA E’ DI MOLINO!

Ancora uno sfratto a Torino, stavolta in Corso Taranto 179, in Barriera di Milano, uno dei quartieri più popolari e colpiti dalla crisi. Lo sfratto è stato eseguito con l’uso della forza pubblica che ha aperto a forza la porta di Jalil, Nadia e i figli piccoli, spintonando via dall’abitazione amici e resistenti che in mattinata hanno provato ad impedire che quest’ulteriore famiglia venisse gettata in strada.

Tutto è avvenuto attorno le 9.30 di mattino quando sono arrivati tutti in un’unica carovana i responsabili legali della proprietà, fabbro, ufficiale giudiziario, digos e carabinieri. L’ufficiale giudiziario sotto pressione della proprietà non ha concesso ulteriori proroghe, nonostante fosse solo il secondo rinvio!

Il proprietario dell’intera palazzina è un uomo famigerato, ben noto nella storia immobiliare dagli anni ’70: Giorgio Molino, proprietario di più di 1800 appartamenti, diverse società fittizie, 200 ettari di terreni agricoli, negozi ed addirittura una caserma! Soprannominato “il ras delle soffitte” per le condizioni fatiscenti ed i prezzi esorbitanti a cui affitta i suoi alloggi a disperati e migranti (una volta ai meridionali) che, nell’indifferenza degli enti comunali e regionali preposti all’emergenza abitativa, non trovano altre soluzioni abitative.

A confermare tutto ciò ci hanno pensato direttamente gli altri inquilini dello stabile: altri quattro persone in due ore ci hanno riferito di essere sotto sfratto. La mossa è sempre la stessa: non paghi per 1-2 mesi e il sig. Molino è già pronto con i suoi legali a far domanda di sfratto in tribunale.

Bambini piccoli, migranti, gente malata, disoccupati, per lui non contano. Nessuna proroga, nemmeno di un misero mese. Si è riusciti ad ottenere di far stare la famiglia, a spese del proprietario, in una stanza d’albergo per 15 giorni. Un ottimo modo per lavarsi le mani (e la coscienza).

Arrivati sul posto abbiamo scoperto che per lui è una pratica solita: ogni famiglia sfrattata la sistema in hotel per 5 giorni, vantandosi poi con gli albergatori che fa questo perché così riesce dopo una settimana a sistemarli in case popolari!

Sicuramente avremo ancora a che fare con questo soggetto che si arricchisce sulle spalle delle famiglie in difficoltà, e gli possiamo promettere che non finisce qui! Anche il Comune di Torino ha una bella dose di responsabilità: sappiamo tutti come siano ciechi e sordi ai problemi della gente i suoi politicanti, quindi le risposte le daremo noi come sempre abbiamo fatto con nuove resistenze verso chi specula e nuove occupazioni.

Rilanciamo quindi una nuova resistenza domani giovedì 28 Maggio sotto la casa di Florence in via Aosta 23, chiediamo la solidarietà di tutti per evitare un altro sgombero!!

La casa è un diritto di tutti, sfrattare è da criminali! ATC VERGOGNA!

basta_sfratti_mirafioriIeri 12 maggio nelle case popolari di via Artom due persone sono state sfrattate in modo violento e ingiusto. Con loro avevamo già resistito ad un primo tentativo di sfratto, riuscendo ad evitare che si trovassero da un giorno all’altro in mezzo ad una strada.

Verso le 13 due camionette di polizia antisommossa, accompagnati da un folto gruppo di Digos, sono entrati senza preavviso nell’appartamento di Massimo e Rosy, che soffre di gravi problemi di salute, e li hanno sbattuti fuori senza possibilità di replica. Sono 4500 le famiglie che a Torino stanno per subire o hanno subito uno sfratto a causa della crisi e della mancanza di politiche assistenziali.

Massimo e Rosy attraverso i canali istituzionali si sono visti chiudere tutte le porte in faccia: dall’ATC al Comune, dagli assistenti sociali all’emergenza abitativa, fino ai vigili urbani che li avevano rassicurati dicendo che li avrebbero avvisati prima di sfrattarli, tutti si sono lavati le mani della loro situazione e hanno permesso questa pratica infame. Questo uso spropositato di forza da parte della polizia è inaccettabile per un paese che si dice democratico, ma che in verità è una dittatura! Anche chi avrebbe voluto portare la propria solidarietà si è spaventato vedendo questo esercito dispiegato.

Molte famiglie del quartiere sono in questa condizione di disperazione e hanno paura: alcuni addirittura si indebitano per riuscire a pagare tutte le centinaia di euro al mese che ATC estorce agli abitanti delle case popolari. Acqua, luce, gas, affitto, spese di manutenzione (ma di cosa che gli appartamenti cadono a pezzi?), spazzatura, anticipi di vario genere. Ma chi è disoccupato come fa? Come fanno le famiglie con un solo reddito e dei figli da nutrire e mandare a scuola a pagare queste cifre spropositate?
ATC è la prima responsabile di quanto è successo. Indifferente a questo periodo di forte crisi, non guarda in faccia nessuno per spillare i soldi agli inquilini, non gliene frega niente se una persona non ha i soldi neanche per mangiare, buttano in mezzo alla strada invalidi, famiglie, bambini, anziani. L’unica soluzione che ti da è di “spalmare”  i tuoi debiti, così poi ti trovi a pagare 600 euro al mese. E se non ce la fai? TI SFRATTANO!
Il Comune è il secondo responsabile: stanzia milioni di euro per grandi eventi e grandi opere (come le Olimpiadi 2006), ma poi non ha i soldi per far vivere con dignità i suoi cittadini. Usa le periferie come luogo di speculazione economica e poi non stanzia fondi per le politiche sociali, per i sussidi o per le borse lavoro per il quartiere.
Ma non sono esenti da responsabilità gli assistenti sociali che hanno sbattuto la porta in faccia a Massimo e Rosy centinaia di volte, che non hanno provato minimamente a richiedere al Comune un aiuto o a segnalare il loro caso all’emergenza abitativa. La scusa è sempre stata che loro erano solo “adulti in difficoltà”, quindi per loro non erano abbastanza disperati per essere aiutati e hanno sempre scaricato la propria responsabilità ad altri.
E anche la polizia oggi ha dimostrato di non essere dalla parte dei cittadini, ma dalla parte dei potenti che tolgono la dignità ai più poveri.
Noi siamo conviti che avere una casa sia un diritto di cui NESSUNO deve essere privato. Vogliamo che qualcuno si prenda la responsabilità di quello che è successo e trovi IMMEDIATAMENTE una soluzione abitativa a Rosy e Massimo.
Per questo:
Oggi 13 Maggio alle ore 17 vicino alle vetrate, invitiamo tutti gli abitanti di Mirafiori ad una merenda di solidarietà di quartiere per sostenere Massimo e Rosy ma anche per denunciare lo stato di abbandono in cui sono lasciate molte persone del quartiere e per cercare un responsabile di questa situazione.

Renzi inaugura il 2015 aggravando l’emergenza abitativa

stopsfrattisgombpignIl primo regalo del governo Renzi per il 2015 non si discosta molto da quelli elargiti sin dall’insediamento del premier fiorentino a Palazzo Chigi. Nel cosiddetto decreto Milleproroghe salta infatti il rinnovo del blocco degli sfratti per quelle famiglie a cui è scaduto il contratto di affitto e che sono contemporaneamente in forte disagio economico.

Le famiglie toccate dal provvedimento sono quelle che guadagnano meno di 27mila euro all’anno, con contemporanea presenza a carico di minori, portatori d’handicap, malati terminali, anziani; queste non potranno infatti più beneficiare della proroga, per un totale (secondo le prime stime) di circa 30mila famiglie che potrebbero essere potenzialmente interessate da sfratti nelle prossime settimane.

Va sottolineato tralaltro che la stessa norma da prorogare in sé era insufficiente ad affrontare il problema abitativo nella sua complessità, dato che si interessava solamente dei contratti d’affitto scaduti, senza occuparsi della questione relativa ai casi di morosità incolpevole,casi maggioritari all’interno dell’elenco delle cause di sfratti.

I 440 milioni di euro che il governo ha appena annunciato di aver stanziato in cambio dello stop alla proroga non bastano quindi minimamente a coprire l’emergenza abitativa in corso, dato che coprono un arco temporale da qui al 2020 e soprattutto che ancora non sono stati direttamente stanziati agli enti locali. Tutto questo avviene in una condizione disperata per la condizione abitativa del Paese, dato che ormai siamo vicini alle 80 mila nuove sentenze di sfratto ogni anno, di cui oltre il 90% per morosità e un numero di sfratti accumulato dagli 5 ultimi anni che è stimabile in almeno 300 mila sentenze pendenti.

A gioire è ovviamente Confedilizia, che descrive il provvedimento come un argine alla “demagogia” che si è sempre fatta sulla questione. Una demagogia fatta di volti e biografie stroncate dalla crisi che evidentemente non interessano a piccoli e grandi padroncini immobiliari, sempre più a loro agio con il governo Renzi e soprattutto con il ministro delle Infrastrutture Lupi, che dopo la vergogna del PianoCasa continua nel suo attacco frontale agli ultimi della società.

Il provvedimento è un segnale da parte del governo del fatto che si continuerà, nel 2015, sulla strada di quanto fatto negli ultimi anni. Ovvero nell’attacco alle vecchie e nuove figure della povertà del nostro paese, che hanno anche il torto di essersi ribellate aprendo un percorso di mobilitazione che di fatto ci ha accompagnato nel recente passato e sembra essere disponibile al conflitto anche in questo appena iniziato.

Già alla fine di gennaio torneranno in marcia gli occupanti di case, con la volontà di estendere il loro percorso di lotta anche ai quartieri periferici dove spesso si trovano a vivere e a portare il calore e la forza delle esperienze di riappropriazione ad uso abitativo. Il 31 gennaio è la data individuata per una grande giornata di mobilitazione delle periferie nell’ultima assemblea della rete AbitareNellaCrisi, dove si è evidenziata anche la necessità di alzare il livello del conflitto soprattutto in relazione alla concessione delle residenze nelle occupazioni (smontando così l’applicazione pratica del PianoCasa), nonché di mettere in campo le necessarie mobilitazioni per continuare ad attaccare l’utilizzo delle risorse pubbliche per grandi eventi come Expo e in futuro Olimpiadi e non per affrontare le reali esigenze della stragrande maggioranza del Paese.

da infoaut

Mobilitiamoci contro gli sfratti

stop-evictionsPer il diritto alla casa, per l’assegnazione delle case popolari lasciate vuote da ATC, contro sfratti e sgomberi, contro l’aumento delle bollette, per non vedere più famiglie costrette a vivere senza casa: MOBILITIAMOCI VENERDÌ 12 DICEMBRE “SPEZZONE SOCIALE” ORE 9 PIAZZA VITTORIO, TORINO.

Nella nostra città l’emergenza abitativa preoccupa sempre più famiglie che vivono con l’incubo dello sfratto, consapevoli che le istituzioni non faranno nulla per trovare loro delle soluzioni reali. Il Comune di Torino è impassibile di fronte ad una emergenza sociale in continua crescita: gli sfratti per morosità incolpevoli sono passati dal 2004 al 2013 da 2.056 a quasi 4mila nella sola città di Torino. A questo si aggiungono i problemi legati ad ATC nel gestire il patrimonio pubblico di case popolari: più di mille alloggi vuoti, che potrebbero essere subito destinati alle famiglie sfrattate, aumenti delle utenze da parte di ATC a inquilini che vivono un disagio economico, lavori di ordinaria manutenzione che non vengono effettuati e quindi degrado degli alloggi popolari e disagio per le famiglie che ci vivono.

Tutti questi problemi hanno dei responsabili che nel corso degli anni nulla hanno fatto per poterli risolvere: il Comune incapace di garantire il diritto alla casa, ATC di essere un ente pubblico assolutamente irresponsabile di fronte alle richieste di emergenza abitativa e infine il governo che attua dei provvedimenti che contribuiscono ad alimentare il disagio abitativo (il Piano Casa del governo Renzi è un esempio delle scellerate scelte che ricadono come dei massi sulla schiena delle gente già in difficoltà per colpa della crisi economica).

Qualcuno potrebbe obbiettare dicendo che i problemi sono “normali” quando le condizioni generali non sono delle migliori (lo stesso presidente uscente Elvi Rossi ha definito “normale” una gestione difficoltosa del patrimonio pubblico) ma qui non si tratta di piccole difficoltà di percorso a cui trovare delle soluzioni.

La situazione che abbiamo di fronte, case atc non assegnate e lasciate vuote, immobili comunali abbandonati, mancanza di case a canone agevolato, graduatorie per le liste dell’emergenza abitative infinite, famiglie in mezzo a una strada, è volutamente lasciata a sè stessa. Perché il Comune di Torino con i propri assessori non rivede i requisiti per accedere alle liste per le case popolari? Perchè il Comune non requisisce gli immobili pubblici per restituirli alla città per arginare il disagio abitativo? Perché ATC non propone soluzioni ai problemi di gestione, manutenzione, assegnazione degli alloggi vuoti e delle case popolari, magari rilanciando anche l’edilizia residenziale pubblica ormai scomparsa in città?

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Tutti questi interrogativi trovano una loro risposta in quelle che sono le vere politiche sociali e di sviluppo della città: si favorisce la svendita del patrimonio pubblico, le speculazioni e le privatizzazioni. È notizia di qualche giorno fa che il Comune di Torino si prepara a un’operazione di vendita del patrimonio pubblico senza precedenti: per far fronte al buco di bilancio, causato dallo spreco di denaro pubblico per le Olimpiadi del 2006 a firma Chiamparino, il sindaco Fassino è pronto a vendere una serie di palazzi storici della nostra città che frutteranno alle casse comunali 50 milioni di euro. Gli immobili pubblici verranno acquistati dalla Cassa Deposito e Prestiti formato per l’80% dal Ministero dell’Economia, da fondazioni bancarie e da alcuni azionisti fra cui, guarda caso, anche il sindaco Fassino.

Si favorisce la speculazione edilizia lasciando vuoti e abbandonati immobili per far crescere il loro valore sul mercato; si favorisce la privatizzazione, non solo dei servizi come ad esempio la sanità, ma anche per quanto riguarda la costruzione di alloggi di lusso destinati a privati facoltosi, cancellando la costruzione di case popolari ad affitto calmierato in proporzione al reddito.

Ma non è finita qui: il piano-casa, presentato dal vicesindaco Elide Tisi, prevede la messa in vendita di case popolari – riducendo così ulteriormente il numero di alloggi disponibili – e con il ricavato della vendita il Comune intende acquistare gli immobili di proprietà delle fasce anziane e più povere della popolazione, il tutto in cambio di assistenza domiciliare e medica. Detto in altre parole: mentre Saitta e Chiamparino si preparano a chiudere e declassare gli ospedali del torinese e di fronte alle conseguenze della mancanza di servizi di assistenza, la giunta di Fassino ha pensato bene di costruire un ricatto degno dei peggiori speculatori e affaristi. Se vuoi assistenza, prima ti tolgo la casa, così a quel punto risulterai abbastanza povero da rientrare nei parametri di chi ha diritto a qualche spicciolo di elemosina.
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Questa è la condizione in cui versa la nostra città. Dal canto nostro – famiglie, disoccupati, precari, studenti, pensionati – non possiamo accettare questi giochi di potere fatti sulla nostra pelle; l’impoverimento non è una condizione naturale dell’essere umano ma è perpetrata da un sistema di potere che pensa solo a sè stesso e alle proprie tasche. Il nostro compito è smascherare e lottare contro questo sistema corrotto e trovare delle soluzioni reali ai nostri bisogni primari.
Le occupazioni abitative, oltre a far riprendere quello che è pubblico sottraendolo alla vendita ai privati, sono una soluzione immediatamente praticabile per chi ha perso la casa. Mobilitiamoci affinché le nostre vite possano riprendersi quella dignità che oggi le istituzioni ci stanno togliendo.

Torino, sfratto rinviato ma continua l’infame pratica dell’art. 610

hassan_viacapuaPer questa mattina a Torino era programmato lo sfratto di una famiglia residente in via Capua. Assam, la moglie e i due figli vivono in un appartamento di proprietà di un noto palazzinaro (che possiede l’intero edificio, assieme ad altri…), il quale, non appena la famiglia non è più stata in grado di pagare l’affitto a causa della perdita del lavoro di Assam, non ha esitato ad avviare la procedura di sfratto.

Quello di oggi era il terzo accesso e Assam e la sua famiglia, ancora in attesa di una risposta dall’emergenza abitativa, avevano deciso di resistere e opporsi alla prospettiva di finire in mezzo alla strada assieme ai due figli, di cui una – una bambina di 4 anni – in condizioni di salute precaria.

Fin dalle prime ore dell’alba alcune decine di solidali si sono riuniti in via Capua per resistere attivamente assieme alla famiglia. In tarda mattinata è arrivato infine l’Ufficiale giudiziario, scortato dall’avvocato e da alcuni agenti della Questura, che ha comunicato la decisione da parte del proprietario di casa di rinviare lo sfratto. La decisione, però, è stata ufficializzata tramite la procedura dell’articolo 610, l’infame pratica che permette di eseguire sfratti a sorpresa e che sempre più spesso Questura e Comune stanno applicando per tentare di ostacolare le forme di resistenza. In pratica, questo significa condannare la famiglia a vivere in un limbo di incertezza col rischio di ritrovarsi da un giorno all’altro buttata fuori di casa.

Emblematiche le dichiarazioni dell’Ufficiale giudiziario, che non ha voluto sentire ragioni e ha rifiutato qualsiasi confronto con la famiglia e i solidali, sostenendo che la questione non fosse un problema suo e che il suo lavoro terminasse con la comunicazione della procedura di rinvio a sorpresa. In una città con un’emergenza abitativa altissima e istituzioni rivelatesi da tempo incapaci di fornire qualsiasi tipo di risposta, continua il rimpallo delle responsabilità e l’applicazione di pratiche infami come quella del 610.

Domani mattina dalle 8 nuovo appuntamento di resistenza a uno sfratto in lungo Dora Siena 18!

da infoaut