altOltre un centinaio di cittadini ha raccolto l’appello del Comitato di Quartiere Vanchiglia per l’assemblea popolare di venerdì 4 maggio. Famiglie, studenti, insegnanti e genitori, giovani e meno giovani hanno affollato l’area pedonale di via Balbo ed il giardino dell’Askatasuna per confrontarsi e discutere sulle enormi evoluzioni previste dall’inaugurazione del nuovo campus universitario.

In due ore di assemblea sono emersi i tanti punti di criticità che una tale grande opera comporterà alla popolazione locale e la richiesta forte da parte dei cittadini di ripensare in modo condiviso il futuro di Vanchiglia e dell’area intorno al campus.

La partenza, inevitabile, è gravitata attorno all’analisi dei costi faraonici dell’astronave (tale sembra passandoci vicino), oltre 140 milioni di euro, gran parte dei quali utilizzati per pagare l’archistar Foster. Su questo è emersa la precisa volontà popolare di monitorare le spese pubbliche, ormai evidentemente utilizzate come il tesoretto dei politici di turno, e proporre, a partire dalla circoscrizione, la pratica del bilancio partecipato, ovvero del confronto pubblico e diretto delle entrate/uscite dell’ente pubblico e la possibilità di compartecipazione popolare ai piani di spesa futuri.

Del resto chi, meglio dei cittadini che vivono e rendono vivo un quartiere, può dettare esigenze, bisogni ed investimenti dei soldi pubblici di un territorio?

La preoccupazione emersa con più vigore ha riguardato il caro-affitti che, già cresce progressivamente da diversi anni, oggi comincia ad avere impennate insostenibili, dettate dalla maggiore redditività dell’affitto studentesco. E’evidente che dagli studenti, come fossero delle vacche da mungere, è possibile fare profitti ben maggiori che da un nucleo familiare. Un mercato immobiliare che stritola gli studenti e costringe a migrare le famiglie residenti. Su questo aspetto la proposta emersa dall’assemblea è stata la convocazione di una riunione con l’ASPPI (associazione piccoli proprietari immobiliari) per aprire una vertenza che abbia come obiettivo il calmierare e porre un tetto agli affitti del territorio. E’stato ricordato inoltre che, in quartiere, esiste lo sportello casa, presso il centro sociale Askatasuna, che fornisce consulenza legale gratuita per chi patisce difficoltà abitative.

Altro corno dello stesso problema immobiliare è il rincaro degli affitti commerciali che sta già comportando la chiusura repentina (nell’ultimo mese in zona S.Giulia ha riguardato 5 negozietti) delle piccole botteghe storiche, evidentemente meno attrezzate al profitto di take away, pizzerie e slot machine, che stanno letteralmente invadendo Vanchiglia.

A questo proposito il GAP (gruppo di acquisto popolare) ha lanciato la proposta di costruire una rete di piccoli commercianti di quartiere, caratterizzati dalla qualità dei prodotti e dall’eticità dei loro rapporti lavorativi, alla quale il gruppo d’acquisto popolare, composto oramai da oltre un centinaio di famiglie, ed altri gruppi formatisi, possano rivolgersi per sostenerli e sostenere una piccola economia locale, virtuosa e preziosa, sul modello dell’associazione Etinomia, lanciata in Valsusa recentemente. Un modo efficace per unire una domanda popolare ed in rete con un’offerta che propone qualità, varietà e rapporto fiduciario.

Ultimo ma sentitissimo argomento affrontato dall’assemblea, ha riguardato viabilità ed aree verdi, messe a dura prova da un surplus di flusso previsto di oltre 10mila studenti.

L’introduzione di piste ciclabili lungo la perimetrale del quartiere, come il potenziamento dei trasporti pubblici, impedirebbe l’intasamento definitivo della viabilità locale a favore di una maggiore vivibilità della zona e, perché no, proponendo uno stile di mobilità alternativa. La necessità assoluta del potenziamento delle aree verdi, delle quali Vanchiglia è praticamente sprovvista. Giardino ex-Italgas (ora Vegezzi), corso Farini, largo Montebello, piazza Santa Giulia, sono aree potenzialmente verdi e fruibili se fossero mantenute e investite da un piano di riqualificazione economico ma sensato (non come quello, lungamente progettato e condiviso in via Balbo, che ha portato, anche con ingente spesa, a mettere 4 moquette antigeniche a centro strada).

L’assemblea, raccolte le idee e le suggestioni, ha ritenuto importante avviare un percorso di democrazia diretta, lavorando puntualmente su ogni punto, per costruire, a partire dalle prime proposte emerse, progetti concreti e fattibili da sottoporre agli amministratori locali e di cui pretendere la realizzazione.

Oggi abbiamo assistito ad un altro modo di far politica, senza retorica. Una politica che rimette al centro le proposte e le necessità della popolazione, che ridà voce ai cittadini, che affronta pragmaticamente i problemi del presente costruendo un futuro diverso.

Collettivamente, grazie alla partecipazione di tutti.

L’unico antidoto alle derive antidemocratiche dei tecnici ed all’antipolitica dei santoni.
Seguite informazioni ed evoluzione sul sito www.comitatoquartierevanchiglia.net

E ricevete gli aggiornamenti inviando una mail ad info@comitatoquartierevanchiglia.net

Le riunioni si svolgono ogni giovedì dalle ore 16,45 presso il centro sociale Askatasuna, corso Regina Margherita, 47 – Torino
Adesso cominciamo a lavorare per concretizzare le proposte.

Il futuro è qui. Comincia adesso.
Comitato di Quartiere Vanchiglia

Da: comitatoquartierevanchiglia.net

100web_banner_donateLuca è stato arrestato il 26 gennaio insieme ad altri NOTAVper avere difeso la nostra terra e il nostro futuro.Benchè privato della sua libertà, Luca insieme ad altri detenuti NOTAV, ha partecipato a delle proteste per rivendicare i diritti negati all’interno del carcere delle Vallette (in particolare veniva contestata la riduzione delle ore di socialità e d’aria, che spettano ai detenuti per legge, nonché la natura fortemente restrittiva di quelle concesse). Gli sviluppi di queste proteste hanno portato a delle ulteriori misure repressive dei NOTAV e alla loro dispersione in diverse carceri piemontesi.Ormai da tre mesi Luca si trova rinchiuso nel carcere di Ivrea e fino ad oggi non è dato sapere ancora per quanto tempo. Anche qui continua a tenere alta la testa e a ribellarsi davanti alle ingiustizie.articolo_24_incontro

Il 05 aprile gli è stata recapitata da parte della Cooperativa Incontro per cui lavorava la lettera di licenziamento. Nella raccomandata che ha portato la cooperativa a prendere la decisione di licenziare Luca, viene citato l’art. 24 dello regolamento interno della cooperativa, peccato che citando testualmente tale articolo, di cui riportiamo la scansione, si legge: “(…)dopo il terzo grado di giudizio(..)”  ed avrebbe dovuto prima ricevere una sospensione mai ricevuta.

E’ facile comprendere come il caso di Luca non rientri in nessuna delle ipotesi citate dall’articolo ed è ancora più semplice giungere alla conclusione che il licenziamento abbia un unico scopo: quello di fare fuori un “personaggio scomodo” per continuare a perseguire i loro obiettivi.

La Cooperativa Incontro, che lavora nell’ambito sociale e gestisce comunità alloggio sia per minori che per adulti, oltre ad altre attività esterne, infatti, già da quasi due anni aveva messo Luca e altri soci lavoratori in cassa integrazione, e negli ultimi mesi aveva smesso di pagare gli stipendi ai dipendenti. Per far fronte alla “crisi” in cui versava la cooperativa dal mese di dicembre circa è stata messa in liquidazione ed è stata presa in “affitto” dal Margine che però ha deciso di non farsi carico dei debiti che la cooperativa Incontro aveva nei confronti dei dipendenti e soci, ma semplicemente ha assorbito i vecchi dipendenti sottoponendoli al “ricatto” di assumerli solo se rinunciavano ai loro stipendi arretrati, lasciando che questi stipendi mai pagati continuassero ad essere a carico dell’Incontro.

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Luca essendo per ovvi motivi impossibilitato a presenziare alle assemblee decisionali è stato tenuto fuori da tutti questi giochetti ed è stato licenziato prima che tutti gli altri dipendenti e soci firmassero il nuovo accordo con il Margine. In questo modo ancora una volta gli è stata negata la possibilità di scelta, perché qualcun altro ha deciso per lui!

In tutti questi “giochetti” anche la nostra cara amministrazione comunale ha fatto la sua parte:  uno dei motivi per cui le cooperative attualmente (vedasi tutte le proteste da parte degli operatori sociali che sono nate in queste ultime settimane) si trovano in difficoltà economica è proprio perché hanno contratto milioni  di euro di credito nei confronti del Comune di Torino che si è reso insolvente e non ha pagato e continua a non farlo i servizi di cui ha usufruito!

Affinchè Luca non si trovi a dover gestire da solo tutto quello che comporta in questo periodo di crisi un licenziamento e le ovvie conseguenze che ne scaturiscono, nasce questa campagna informativa e di raccolta fondi necessari a sostenere le spese di Luca, essendo ancora ingiustamente recluso.

E ancora una volta chiediamo ad alta voce: libertà per tutti i NOTAV ancora rinchiusi o sottoposti a misure restrittive!

Si parte e si torna insieme, Luca libero!

Per le donazioni abbiamo aperto una carta PostePay su cui potete donare quanto volete:

Numero Carta: 4023 6006 2468 9420

Intestata a: Pier Paolo Pittavino

Potete donare anche via paypal

 

Luca è stato arrestato il 26 gennaio insieme ad altri notav per aver difeso la nostra terra e il nostro futuro. Per questo motivo pochi giorni fa è stato licenziato dalla cooperativa per cui lavorava.

Luca è un partigiano, il 25 aprile è la sua festa.

Cena benefit Luca . Liberi tutti

25 Aprile 2012 al Centro sociale Askatasuna

Serata Jam Session Jazz Benefit Luca Cientanni.
Luca Libero! Liberi Tutti!
Luca è stato arrestato il 26 gennaio insieme a molte decine di persone per l’operazione contro i NOTAV ordita dal Procuratore di Torino Caselli.
Al momeno si trova al carcere di Ivrea per scrivergli lettere o telegrammi:
Luca Cientanni
Casa Circondariale di IVREA. corso Vercelli, 165 -10015 IVREA (TO) tel. 0125-614311.

per gli altr* notav arrestati vedi:
http://www.notav.info/arresti-notav/

In occasione del suo compleanno il modo migliore per stargli vicino e portargli la nostra solidarietà:

fonte:www.lastampa.it

Inutile la mediazione delle forze dell’ordine: l’uomo vuole parlare con un funzionario del Comune

Un uomo, che è stato sfrattato dalla sua abitazione a Torino, ha sfondato stamani la porta di un alloggio del complesso di case popolari ATC di Collegno (Torino) e lo ha occupato abusivamente. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Rivoli (Torino) che hanno tentato di convincere l’uomo, che ha un figlio e la moglie incinta, a desistere. L’uomo ha detto che intende parlare con un funzionario del Comune di Collegno. Nello stesso complesso, due giorni fa, un altro sfrattato si è barricato in casa per protesta minacciando di farsi saltare in aria e ha poi deciso di desistere dall’iniziativa.

 

 

Interessante appuntamento si è tenuto oggi (15/02) presso la sede della circoscrizione 3 di Torino. In occasione di un consiglio di circoscrizione aperto con la presenza dell’assessore alle politiche sociali Elide Tisi, lo sportello casa di Zona San Paolo ha organizzato un presidio fuori dalla circoscrizione con successiva partecipazione al consiglio.
Qui sono state lette tutte la ragioni degli occupanti di via Muriaglio e non solo con richiesta di formalizzazione dei contratti elettrici e dell’acqua. Si sono succeduti nomerosi interventi dei consiglieri in risposta alle problematiche poste soprattutto in relazione alla crisi ed in risposta ad un ordine del giorno della consigliera del movimento 5 stelle che in sostanza porponeva un tavolo tra istituzioni ed occupanti per la soluzione di queste problematiche.Davvero divertente è stato ascoltare tutti gli interventi di comprensione (ovviamente in tono commiserativo) dal tono retorico del  “siamo tutti nella stessa barca” che quasi tutti i consiglieri intervenuti hanno mantenuto per poi ovviamente mostrare la loro faccia al momento del voto: l’odg è ovviamente stato respinto!

Ancora una volta le istituzioni mostrano la loro faccia, sempre pronte a spendere bella parole di comprensione ma, quando si tratta di fare qualche piccolo gesto concreto (concedre la residenza, formalizzare un contratto della luce o dell’acqua) ancor più pronte a ritirarsi. Inutlie dire che la riunione si è conclusa nella rabbia generale dei presenti con i consiglieri fatti uscire in fretta e furia da un’uscita laterale sotto pioggie di insulti.

Ancora una volta è emerso chiaramente a cosa servono i tavoli di trattativa quando chi vi siede è sordo, ad essere ribaltati…

 

Di seguito il comunicato letto in apertura:

Vogliamo dedicare questa giornata di rivendicazione a Mumbi, un compagno del centro sociale Gabrio, che oggi avrebbe dovuto essere qui con noi, ma si trova dietro le sbarre di una galera, per aver preso parte con generosità alle lotte che vedono come protagoniste persone che vivono e pagano sulla propria pelle il prezzo della crisi, delle speculazioni e che difendono la propria terra ed i propri diritti.

Ci presentiamo: siamo alcuni membri dello Sportello Diritto alla Casa di Zona San Paolo ed una delegazione di famiglie che hanno occupato qualche mese fa la palazzina, chiusa da oltre 30 anni, di via Muriaglio 11.

Lo Sportello è nato circa 3 anni fa, dall’esigenza concreta di sostenere una famiglia che rischiava di perdere la casa senza avere la possibilità di trovare una soluzione abitativa alternativa. E da allora lo Sportello ha incontrato centinaia di famiglie, tutte accomunate da un solo problema: la crisi determina la perdita del posto di lavoro e di qua l’impossibilità di pagare l’affitto e il conseguente sfratto.

Quando viene notificato lo sfratto, le famiglie sono costrette a compilare moduli, trovare documenti e tutto risulta inutile, l’emergenza abitativa risulta un miraggio. Delle oltre 3500 famiglie sotto sfratto lo scorso anno, neppure 200 hanno trovato una risposta. Troppo spesso vengono impiegate soluzioni costose e inadeguate per le persone: penso alle camere di albergo, soluzione tra le più utilizzate, prive di bagno e cucina, in cui la famiglia viene divisa, soluzione che costa al Comune sino a 1200 euro al mese. Sappiamo che anche i bandi per l’assegnazione di case popolari recentemente usciti, sono solo un’ulteriore illusione per tutti coloro i quali si affrettano e ripongono fiducia nella compilazione dei moduli. La possibilità di ottenere una casa è paragonabile alla vincita alla lotteria, ma la partita in gioco è ben diversa…

Lo Sportello Diritto alla Casa, non è il solo presente sul territorio torinese: gli sportello, la pratica della resistenza agli sfratti e le occupazioni abitative si stanno moltiplicando, quale segno di una presa di coscienza dei singoli. Solo in questo quartiere negli ultimi anni sono nate 3 occupazioni abitative: casa bianca, via Revello 34 e Via Muriaglio 11. Queste occupazioni sono state la risposte concreta di chi è stato abbandonato da chi avrebbe, al contrario, dovuto fornire delle soluzioni che tengano in considerazione la dignità di ognuno.

Più volte abbiamo chiesto un segnale alle istituzioni. È recente l’incontro con l’Assessora Tisi, incontro che non ha trovato alcuna possibilità di apertura. Secondo l’Assessora un’occupazione rappresenta l’illegalità e ciò risulta preclusivo rispetto all’apertura di un dialogo. Ma dove risiede la legalità nel lasciare famiglie e bambini in mezzo ad una strada? Perchè la legalità risiede solo negli strumenti che si utilizzano per reprimere la lotta? Ben abbiamo presente lo sgombero di Peppe. In quell’occasione un centinaio di agenti hanno, con la violenza, restituito l’immobile nelle mani del proprietario, un palazzinaro che aveva fatto la sua fortuna, per anni, anche con l’affitto di Peppe. Ciò che risulta particolarmente imbarazzante, è come una questione di ordine di carattere puramente sociale, è stata trattata alla stregua di una questione di ordine pubblico da risolvere con l’intervento di ingenti forze dell’ordine e manganelli. Questo il concetto di legalità delle istituzioni: riportare l’ordine delle cose, quale monito a tutti coloro i quali osano ribellarsi ed alzare la testa. Un dubbio ci sorge spontaneo: anche l’occupazione di via Muriaglio, oggi abitata da oltre 15 famiglie e 20 bambini, verrà gestita come lo sfratto di Peppe, per restituire il palazzo ai legittimi proprietari affinchè lo possano tenere chiuso per altri 30 anni?

Il vostro concetto di legalità contro il nostro. Se la legge per voi consiste nell’usare la forza e la violenza, per noi la giustizia sarà sempre guardare negli occhi le persone e lottare al loro fianco per l’ottenimento di una vita dignitosa.

Fonte http://torino.repubblica.it

Mattinata di paura a Cascine Vica, in un condominio di  case popolari in  via Tevere 8.  Un uomo si è rinchiuso nell’alloggio con tre contenitori di benzina. Dopo due ore si arrende con la promessa di una nuova sistemazione.

di MEO PONTE

Angelo Cinelli, 43 anni, dopo aver ricevuto lo sfratto dall’Atc, si è barricato per un paio d’ore nel suo alloggio di Cascine Vica, alla periferia di Torino, in via Tevere 8 con la minaccia di farsi saltare in aria con tre contenitori dibenzina. Su posto sono arrivati la polizia, cinque squadre dei vigili del fuoco, uomini del 118 e il sindaco di Rivoli, Franco Dessì.

Il commissario Pozza ha avviato la trattativa con lo sfrattato che dopo alcune ore ha consegnato le taniche di benzina che aveva già sparso sul pavimento con accanto un accendino. In cambio ha ricevuto la promessa di una nuova sistemazione a Cascine Vica. Temporaneamente verrà sistemato in un ostello.
L’appartamento di via Tevere in cui l’uomo viuveva  era in realtà  assegnato ai suoi genitori. La madre è morta tempo fa e il padre nel 2009, quando l’agenzia pubblica ha fatto partire le procedure per tornare in possesso della casa.

altAnche a Chivasso si registra un alto numero di sfratti,per molte famiglie purtroppo un luogo di rifugio lo diventano le auto,per altri se il comune paga le spese lo diventano, forse, gli alberghi dove naturalmente poco di personale ti puoi portare. Molte famiglie precipitano sovente in una causa comune quella della perdita del lavoro,unico sostentamento economico,che permette ancora di sopperire ai pagamenti che vengono richiesti.

Questa è la storia di Marcello e della sua famiglia. Marcello perde il lavoro per un pensiero politico non in linea con quello dei suoi datori di lavoro,cosi come la sua compagna per altri motivi. Hanno un bimbo di poco piu di un anno. Lei non può lavorare perché è in attesa di un altro bimbo,ed è costretta ad assoluto riposo per via di una gravidanza a rischio. Sono in arretrato con i pagamenti e dopo il primo accesso il comune si fa garante per coprire le spese economiche arretrate,ma la proprietaria senza se e senza ma, non accetta nulla da nessuno. Marcello viene a sapere che è in lista per le case popolari ma per questioni burocratiche non ci può entrare che tra 60 giorni. Nel frattempo arriva il secondo accesso con sfratto esecutivo al 18/1/12. Anzi tempo Marcello ci contatta è chiede la nostra presenza per quella giornata particolare. Il 18 sono presenti oltre alla solita rappresentanza istituzionale,c’è anche il Medico Legale che deve attestare lo stato di salute della compagna di Marcello, una giornalista, alcuni attivisti del futuro Progetto Prendo Casa di Chivasso. Il medico legale da parere positivo,la signora versa in uno stato di salute tale che potrebbe mettere a rischio la gravidanza. Ora lo scoglio duro è la proprietaria che non demorde. Grazie alla determinazione degli attivisti di Prendo casa e di Marcello,si è spinto l’Ufficiale Giudiziario nella proposta dei 60 giorni. Dopo una lunga trattativa,finalmente la proprietaria accetta,tutto e rimandato al 21 di marzo.

Noi siamo per questa giornata molto soddisfatti, siamo riusciti ad essere partecipi e a rivendicare quelli che sono i diritti e i bisogni delle persone che quotidianamente vengono calpestati tutto in nome di una crisi che non vogliamo pagare. Purtroppo nella stessa giornata solo a Chivasso sono stati recapitati altri 7 avvisi di sfratto,in una città di circa 30mila abitanti questo dimostra che la situazione e molto grave. Purtroppo non essendo stati informati precedentemente non abbiamo potuto fornire un nostro valido supporto.

Di fronte ad una crisi che morde sempre più, i primi passi per una resistenza attiva al diritto alla casa ha avuto successo, mandando un segnale chiaro ha quelli che negano e calpestano quotidianamente i diritti ed i bisogni di tutte e tutti. Come Progetto Prendo Casa di Chivasso questa sarà la pratica che da oggi in avanti porteremo avanti.

Resistenza, resistenza attiva!

Progetto Prendo Casa Chivasso

A svegliarci presto ci siamo abituati, Luca compreso, lo abbiamo sempre fatto in questi anni per opporci agli sfratti delle numerose famiglie che abbiamo difeso da quando abbiamo iniziato il progettto PrendoCasa.

Immagino quindi il piacere che i numerosi poliziotti e digossini che costringevamo ad alzarsi presto  per difendere gli sporchi interessi di speculatori immobiliari e affaristi abbiano incontrato ieri mattina nel rendere a Luca la cortesia nell’ambito della vergogosa macchinazione mediatica  a “danno”, cosi’ sperano loro, del movimento NOTAV.

L’aria serena ed il sorriso stampato ieri sulla faccia di Luca che ammanettato veniva fatto uscire di casa e’ la migliore risposta. “Lo facciamo per dovere non per fare spettacolo” dichiara in quel momento un confortante digossino, ma nel frattempo le foto di preavvisati giornalisti gia’ riempiono i media mainstream con selezione peraltro variabile nel corso della mattinata rimuovendo le foto dei sorridenti arrestati non appena si scovano foto piu’ “cupe”.

La migliore risposta l’hanno data le ottomila persone che ieri sera hanno invaso Bussoleno senza piangersi addosso ma anzi  rinvigorendo la lotta con un fiorire di iniziative gia’ pianificate cosi’ come e’ avvenuto e sta avvenendo in tuttt’italia e non solo.

Continueremo a lottare certi che Luca e tutti gli/le arrestat* saranno fra’ noi non appena scemi questa assurda mess’inscena!

TUTTI E TUTTE LIBER*!

prendocasa torino

Modena – Viviamo in un periodo di forte crisi, creata ad hoc dal Capitale mondiale per riformarsi che approfittando di  una classe politica incapace attacca  i diritti sociali e i bisogni primari delle classi medio basse del paese.Prima tra queste c’è il diritto alla casa.Anche Modena negli ultimi tempi ha visto un impennata degli sfratti e ci stupisce  leggere e sentire  che l’unica soluzione per risolvere il problema  e dare una risposta alla cittadinanza è quella di costruire e cementificare .

E’ chiaro il disegno di chi porta avanti queste proposte,cioè andare incontro alla giunta modenese e al  partito che la sorregge, aprendo di fatto le trattative per un posto in giunta e per le prossime elezioni amministrative.

Com’è possibile ragionare ancora in questo senso,quando la ricca Modena si sta impoverendo sempre di più e a breve dovrà affrontare la chiusura di numerose casse integrazioni e  fabbriche..Eclatante è il crollo  del mito Motor valley, con le due più grosse aziende automobilistiche della città e provincia, Ferrari e Maserati dove da oltre 2 anni i lavoratori lottano  per il rinnovo di contratti e per certezze produttive completamente inascoltati dalla classe dirigente cittadina.

L’unica soluzione per affrontare la crisi abitativa è quella di recuperare il patrimonio immobiliare dismesso e lasciato vuoto e ridistribuirlo in maniera equa alla gente di Modena che si trova in difficoltà.

 Come Guernica e Prendocasa Modena lo diciamo da oltre due anni attraverso denunce, inchieste e occupazioni . Come si fa a non tenere conto dei dati usciti pochi giorni fa sui giornali dove indicano la nostra regione come la prima in Italia per sfratti a causa di morosità.

Partiamo dalle cose più semplici senza distruggere o tralasciare il patrimonio lasciato liberamente vuoto per fare profitto sulla casa. Per noi questa è una priorità e continueremo questa lotta, punto fondamentale  contro questa crisi governata da banche e alta finanza.

In ultimo chiediamo a Turrini dell’ Udc con quale faccia si possa fare un appello alla gente di Modena per salvare UniCredit .Una banca implicata nei più grandi scandali della finanza in maniera diretta e indiretta che minaccia oltre 5000 licenziamenti per far fronte a una situazione che nonostante i numerosi e continui finanziamenti avuti dalla Bce non è in grado di gestire.  Questa è la dimostrazione che a volte i politici prima di parlare dovrebbero prima riflettere cosa che fino ad ora non hanno fatto e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

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